IL PEGGIO DEL PEGGIO, E’ L’ATTESA DEL PEGGIO

Qualche giorno fa mi arriva una email di una nota azienda che mi richiede l’aggiornamento del curriculum compilato tempo fa sul loro sito internet.

La prima impressione, che una procedura automatica simile offre, è quella di un’azienda che ha a cuore il proprio database e che fa di questa fonte un buono strumento di partenza per la ricerca di eventuali profili.

Il problema è che dopo l’ennesima volta che il sistema mi chiede di offrire gratuitamente il mio tempo e di imbattermi in una compilazione curriculum_vitae-id24108noiosissima anagrafica e professionale, non ricevo alcun feedback (ad esempio attivazione di una newsletter con nuove posizioni vacanti per le quali valutare la candidatura, valutazione dell’attinenza del mio profilo, consigli sulle skill richieste, ecc). La motivazione e l’entusiasmo cala e l’email finisce nel cestino come tante altre; specie se al momento ho la fortuna di avere già un lavoro che mi soddisfa.

Conseguenza: il candidato perde l’opportunità di essere tra i valutati, il Recruiter potrebbe lasciarsi scappare una risorsa adeguata al profilo richiesto.

Come ovviare alla sfiducia e pigrizia dei candidati? FEEDBACK, FEEDBACK e ancora FEEDBACK

Posso immaginare, o almeno spero, che la compilazione dei tantissimi campi, anche post integrazione con il profilo Linkedin, richiesti dai siti web delle aziende, abbiamo come finalità facilitare la consultazione dei database secondo dei criteri che consentano al Recruiter di ottimizzare l’impiego del suo tempo. In fin dei conti si sa, il tempo è denaro, e proprio per questo sarebbe buona prassi premiare l’investimento in ore dei ragazzi e non, in cerca di lavoro, i quali dedicano parte delle loro giornate a inviare e perfezionare i cv nella speranza di attirare l’attenzione di qualche selezionatore di turno.

Non necessariamente la ricompensa per questa attività deve essere il lavoro sicuro ma basterebbe:

  • Una conferma nella ricezione della candidatura tramite email
  • Una risposta anche negativa alle candidature ricevute o ai colloqui sostenuti
  • In caso di test, i risultati degli stessi.
  • L’attivazione di newsletter per le posizioni vacanti

In altre parole un segnale che esista realmente un HR dietro i freddi monitor di un computer.

Purtroppo nonostante appaia banale dirci queste cose, non si tratta processi così ovvi e diffusi.

Il punto, ancora poco chiaro a tutti è: anche il NO è una risposta.

Citando Pennac, scrittore Francese contemporaneo: “il peggio nel peggio, è l’attesa del peggio”.

Una risposta negativa salverà i candidati da dubbi e inutili speranze; al contempo, accrescerà la credibilità e serietà dell’azienda ricercatrice. Una risposta in cambio di risposta, il tempo di una persona in cambio del tempo dell’altra; uno scambio equo insomma, non trovate? 

Mariarosaria Aponte

Posted on: 30 dicembre 2016, by : APONTE MARIAROSARIA