LA LEGGE DEI NUMERI CHE VINCE

Probabilmente quello che sto per scrivere andrà contro a tutti i manuali scritti e letti sulla gestione delle persone e la valutazione delle loro performance. Ma credetemi se vi dico che non sempre il raggiungimento dei propri obiettivi, la copertura dei propri costi e la correttezza del proprio lavoro sono le carte vincenti che rendono un dipendente immune alle intemperie della propria azienda. Qualcuno di voi sicuramente dissentirà ma c’è una legge aziendale che prevarica i risultati personali: La legge dei numeri.

ATTENZIONE!!! Prima di entrare nel vivo del discorso vorrei escludere tre categorie speciali:

  • persone che devono e vogliamo che restino in azienda perché godono di “particolare simpatia”,
  • persone che sono evidentemente inadeguate alla mansione e su cui, in fase di tagli e impossibilità di ricollocarla in altri rami o attività, non occorre fare troppi ragionamenti;
  • i talenti imperdibili, non trovabili e difficilmente sostituibili.

Per tutti gli altri casi i numeri negli affari comandano.

Quante volte nel parlare o nel leggere articoli relativi a risorse umane vediamo o udiamo la frase: “le persone sono la vera ricchezza delle organizzazioni”, oppure, “le aziende sono fatte di uomini e donne”. Giusto! Ma non dimentichiamo anche che il fine di un’attività d’impresa è la sopravvivenza nel tempo con tutto ciò che ne deriva (fatturato, crescita dimensionale…). Se fosse totalmente errata la mia affermazione, non ci imbatteremmo ogni giorno in annunci nei quali vengono richieste determinate tipologie di candidati (categorie protette, disoccupati, garanzia giovani, neolaureati per stage formativi ne sono alcuni esempi).

Nulla di così scandaloso se ci pensate bene, è vero che le aziende sono fatte di persone, così come è vero che la stessa è un’organizzazione più complessa fatta non dalla somma dei singoli, ma da un insieme che assume un valore completamente diverso.

Spesso mi è capitato di notare che ci sono tutta una serie di costi aziendali aggiuntivi che il dipendente ignora totalmente. Tra i più banali i costi della struttura: luce, gas, acqua, affitto, internet… o anche semplicemente il costo lordo di ciascuna risorsa che non corrisponde, assolutamente, alla somma, che ogni mese, il dipendente si trova accreditato sul proprio conto corrente. L’incapacità di copricorso_online_pillola_formativa_gratuita_bilancio_fad_managersrlre i costi comporta una conseguenza puramente matematica: una perdita di bilancio. Laddove l’azienda è brava a coprirla con progetti paralleli, o con nuove commesse, nessun danno poiché quello che alla fine conta è il risultato del periodo; un’azienda può andare in perdita un mese per poi recuperare il mese successivo con la consegna dei propri lavori o prodotti. Ma se ciò non fosse possibile? Se il problema fosse una gestione generale sbagliata che  comporta un risultato complessivo negativo? Chiudiamo la società? Direi di no o, almeno, non è la prima scelta da fare. In questa caso le strade sono due: aumentare il fatturato o ridurre i costi. Per portarvi alla riflessione di apertura, mi costa essere particolarmente pessimista. Ipotizziamo che l’azienda non abbia possibilità di incrementare il fatturato per varie ragioni (mercato fermo, risorse limitate, contatti importanti venuti meno e così via), in tal caso non ci resta che analizzare i costi e fare un taglio.

Anche se può impattare sulla motivazione delle risorse, se proprio necessario l’azienda intacca o almeno dovremmo cominciare ad intaccare i benefit e ridimensionare le spese superflue. Auspicabile è un taglio strategico e ben mirato, personalmente, inizierei dai “piani alti” così da dare un buon esempio. Questo è un discorso sicuramente più semplice da fare nella piccola azienda; nella quale esistono minori tutele sindacali ma soprattutto è più semplice attuare una politica di trasparenza più spinta e contare su una reazione più empatica e collaborativa da parte del personale.

Ma ipotizziamo che anche questo taglio sia insufficiente, a questo punto ahimè giunge il taglio del personale ed è qui che, a mio parere, aver raggiunto i propri obiettivi non basta.

Una delle ragioni è che non posso far affidamento sulla performance delle persone in quanto è,lavoratore-impiegato-licenziamento-corbis--672x351 fortunatamente o sfortunatamente a seconda dei casi, una componente variabile nel tempo; una risorsa potrebbe avere raggiunto gli obiettivi lo scorso anno ma non farlo quest’anno o viceversa.

Se l’azienda non ha tempo o budget da rischiare dovrà scegliere sulla base di tre fattori: la previsione di medio lungo periodo delle attività, competenze più attinenti alle attività prospettate e flessibilità delle skill ossia, possibilità di ricollocare la risorsa facilmente su altri progetti o altre attività. Le risorse che non risponderanno a tali requisiti andranno messi in discussione e assoggettati ad una valutazione di convenienza aziendale.

Non dimentichiamo che nella visione di insieme alla quale dobbiamo dar conto ogni volta che parliamo di Azienda, no di persona, rinunciare strategicamente ad una risorsa può significare risollevare una situazione critica temporanea.

In altri termini senza dilungarmi ulteriormente il punto è che, salvo rari casi, tutti sono importanti nessuno è indispensabile.

 

Posted on: 16 febbraio 2017, by : APONTE MARIAROSARIA